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MARIA ADDOLORATA

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Rappresenta Maria in piedi con il petto trafitto da un pugnale e con le mani giunte in preghiera, rivestita di un manto violaceo, con lo sguardo piangente rivolto alla Croce in cui è inchiodato l'amato figlio. La primitiva baretta la si aveva già nel lontano 1610, allorquando prese inizio la secolare processione, era di dimensioni più ridotte. Caratteristica fu, negli anni a venire, che veniva preceduta e seguita in corteo dalle cosidette Biancuzze, le verginelle del conservatorio di Santa Caterina che, affiancate da un soldato della Guardia Nazionale e successivamente al 1866 da un vigile urbano, cantavano litanie e recitavano preghiere. Nei primi anni dell'ottocento venne realizzata una nuova opera, ma anche questa andò distrutta dal terremoto. Alla ripresa della processione, in mancanza di altra baretta veniva prelevata per il corteo la statua dell'Addolorata della chiesa di San Giuseppe al Palazzo. 

Dopo la seconda guerra mondiale il battitore, sig. Velardo, commissionò l'opera alla ditta Luigi Santifeller di Ortisei che la consegnò nel 1950. Nel 2014 l'associazione "Mogli Medico" di Messina ha fatto dono di un bellissimo mantello ricamato che le è stato posto per la prima volta in occasione della processione del 18 aprile dello stesso anno.

Oggi ne cura la manutenzione e il trasporto il figlio Domenico insieme al nipote Salvatore. Per il trasporto vengono impiegati otto portatori. 

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LA POESIA DI MARIA COSTA

‘A ‘Ddulurata


Supra su mantu viola laminatu,

scinni ‘u to’ chiantu mistu a cumpassiuni,

e ancora pi stradi o sdirripuni,

pì  nenti un omu veni assassinatu

e to figgi cadi ca cruci a n’ndrinucchiuni.

 

 

FOTO DI GRUPPO CON PORTATORI E BATTITORE

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