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LA STORIA DELLA PROCESSIONE DELLE BARETTE


Fu successivamente, nell'anno 1610, che la Confraternita dei Bianchi, su proposta del governatore pro-tempore D. Andrea Furnari e dei consiglieri D. Pietro Staiti e D. Mario Corvaja, deliberò di promuovere e realizzare una processione di statue rievocative della Passione di Nostro Signore Gesù, da effettuarsi nella notte del Giovedì Santo.

Il sodalizio era stato fondato nel gennaio del 1550, presso il Convento di S. Domenico, che sorgeva a ridosso dell'attuale Ufficio Tecnico della Provincia, sull'area dell'isolato 315, con il nobile scopo di dare il pane ai poveri e di collocare in matrimonio le fanciulle orfane.

Nel 1616 ebbe accordato dal Duca di Ossuna il privilegio di pacificare le famiglie, e nel 1806 Ferdinando di Borbone le affidò l'incarico di conciliare i creditori. Nel 1623 fondò sul colle della Caperrina il Conservatorio delle Biancuzze.

La Processione era annunciata da un gruppo di tamburini che si muoveva dal Convento di S. Domenico, esattamente nell'Oratorio dei S.S. Cosma e Damiano, alle ore 2 della notte (ore 21 attuali), seguiva un grande stendardo nero, sostenuto e circondato dai confrati, appartenenti alla nobiltà cittadina, che in segno di penitenza procedevano a piedi nudi e incappucciati. Dopo questo primo gruppo venivano le Verginelle, che fiancheggiavano la statua dell'Addolorata; vi era quindi una grande croce seguita da cinque bare rappresentanti i misteri dolorosi, il simulacro del Gesù morto dentro una teca di cristallo e la bara della Santa Spina, portata a spalla dai padri Domenicani. Il corteo procedeva alla luce di torce, accompagnato dal lugubre rullio dei tamburi. 

Vi era, in riferimento al medesimo periodo storico, un'altra Processione similare che si svolgeva nella notte del Sabato Santo, intitolata al "SS. Sacramento". Questa era organizzata dalla compagnia dei Cavalieri della Pace, sotto il titolo di Confraternita dei S.S. Simone e Giuda. Ambedue le Confraternite si fregiavano del titolo di "Nostra Signora del SS. Rosario". Quest'ultima era ospitata presso il convento di S. Gerolamo, non più esistente, che occupava l'area attuale dell'isolato 197a compresa tra le vie Primo Settembre e la chiesa di S. Elia. 

Inizialmente le spese delle processioni gravavano sugli "esiti" delle Arciconfraternite, ma il 14 dicembre 1616 il Senato di Messina deliberava di concedere "onza una l'anno su ciascuna delle gabelle": un sussidio complessivo di venti onze annue con l'obbligo da parte delle Compagnie di una regolare processione, "pena la sospensione dell'elemosina". Tale delibera, che doveva entrare in vigore il 1 maggio 1617, trovò invece una decisa opposizione presso il tribunale del Real Patrimonio "tanto che il senato vi tornò sopra il 27 marzo 1621 confermandolo e richiedendone l'approvazione". 

Sorsero in seguito altre opposizioni per cui si pensò di ricorrere direttamente al Viceré‚. Nel 1622 il Principe Emanuele Filiberto di Savoia "Vicerex et Generalis capitaneus in Regno Siciliae" presenziava alla processione del Sabato Santo, manifestando il proprio compiacimento. 

Era il momento propizio per rinnovare la richiesta di elargizione. Il memoriale dei Confrati data 25 ottobre 1623, conferma che il Viceré‚ dispose di un cospicuo contributo appena due giorni dopo. In omaggio alla sua magnanimità, l'Arciconfraternita commissionò un suo ritratto da esporre nella grande sala delle riunioni. La stessa elargizione venne accordata per la Processione del Giovedì Santo.

LA PROCESSIONE DELLE BARETTE NEL XIX SECOLO

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Dopo il terremoto del 1783, essendo andate distrutte le rispettive chiese che le ospitavano, le due Confraternite si fusero formando la "Nobile e Illustre Arciconfraternita di Nostra Signora del S.S. Rosario sotto il titolo della Pace e dei Bianchi", mediante delibera del 18 settembre 1787. Quale nuova e comune sede si ebbe una Cappella attigua al Palazzo Balsamo, principe di Roccafiorita, poi Grano, a valle del Monte di Pietà (all'angolo dell'attuale via Oratorio della Pace). Si decise di unificare le processioni, e dal 1801, dalla nuova sede si ripartì nel pomeriggio del Venerdì Santo. Il corteo si arricchì di altre Barette, alcune delle quali realizzate da noti artigiani messinesi, esperti nel modellare la cartapesta. Furono famose quella di Gesù che cade sotto la Croce, realizzata dal Russello, e la Leonardesca "Ultima Cena" del Mancuso, completata nel 1846. In città nel giorno del Venerdì Santo verso le ore dieci di mattina si svolgeva la processione delle "varittedde". Essa era promossa dalla Confraternita di S.Vito dei Cocchieri, e usciva dalla loro chiesetta oggi non più esistente, che occupava il centro dell'attuale isolato 306, cioè del Liceo Classico "F.Maurolico". Era composta da ragazzi, maschi e femmine, in costume che rappresentavano lungo le strade del Corso Cavour i quadri della Via Crucis, impersonando le figure di Gesù, degli apostoli, delle tre Marie, della Veronica, delle Pie Donne, del Cireneo, dei sacerdoti del Sinedrio, di Anna e di Caifa, degli Ebrei, dei Soldati romani, di Erode, di Pilato, del Centurione. Due Barette con le statue dell'Addolorata e del Cristo morto venivano dietro la lunga processione, che si concludeva con la Confraternita dei Cocchieri "elegantemente vestiti in frac, calzoni neri corti con fibbia d'argento, calze lunghe di seta nera, scarpine di pelle lucida con fermaglio d'argento e gibus sotto il braccio". Nelle ore pomeridiane, dopo i riti religiosi del Venerdì Santo, aveva luogo invece la processioni delle "grandi varette". Il Corteo religioso si snodava per le vie principali della cita', attirando un'enorme folla proveniente in gran parte dai villaggi circostanti. Essa si svolgeva secondo un complesso cerimoniale, ben descritto in un raro opuscolo stampato nel 1925 a cura di Diego Musicò Ferro dal titolo "Processione delle Barette prima del disastro". L'ordine di precedenza era il seguente. Aprivano il corteo "quattro tamburini, aventi i tamburi coperti di panno nero, con la scritta Pax, guidati dal capotamburo, vestiti di pannetto bianco, con corazza, nel cui centro ha un serafino indorato, con in testa l'elmo con pennacchio bianco sormontato da colomba. Il capotamburo portante al braccio sinistro lo scritto in cui in lettere d'oro era scritta: Pax vobis. La banda operaia in uniforme. Quattro paggi vestiti in livrea e calzoni corti di pannetto bianco, guarnite di galloni di argento, ciascuno con la torcia accesa in mano. Lo stendardo; quattro ragazzi vestiti di cappa, cappuccio e mantello, di seta color crema, che tengono le quattro strisce dello stendardo. Dieci confrati con cappa, cappuccio e mantello, ciascuno con la torcia accesa in mano. La croce astata. Altri dieci confrati". Seguivano le prime cinque "varette", raffiguranti rispettivamente l'Ultima Cena, Gesù nell'Orto degli Ulivi, Gesù Flagellato, Ecce Homo, Cristo sotto la Croce. Dietro ognuna di questa Barette erano "dieci confrati con cappa, cappuccio e mantello di seta color crema, ciascuno con torcia accesa in mano". La sesta baretta era quella di Gesù Crocifisso, con agli angoli quattro angioletti con i simboli della Passione. Dietro erano "le figlie di Maria biancovestite, con velo in testa, disposte a due a due con cero acceso in mano". Seguiva la baretta dell'Addolorata accompagnata dalle "Verginelle del Conservatorio di S.Caterina da Siena, dette le Biancuzze, con tunica bianca ed un lungo velo scendente dalla testa, con cero acceso in mano; la direttrice vestita a nero in mezzo ai deputati del Conservatorio in abito nero, con le torce accese in mano". Ognuna delle Biancuzze era scortata da un milite della Guardia Nazionale (poi sostituito da un vigile municipale in alta uniforme). La successiva Baretta era quella del "Cristo nel Monumento". Seguivano i chierici del Seminario, preceduti dalla Croce capitolare processionale. Poi era la Croce Arcivescovile astata, con ai lati i due camerieri dell'Arcivescovo in abito nero di corte, ed il capitolo dei Canonici della Cattedrale con cappa di coro sciolta e strascico di color violaceo, col cappuccio in testa, ciascuno con al lato un vigile municipale in alta uniforme ed un cameriere in abito nero (l'intervento dei canonici nella processione avvenne per la prima volta il 30 marzo 1804). Due chierici, ognuno con il turibolo fumante d'incenso, aprivano l'ultima sezione della processione. 

Seguivano nell'ordine: il Maestro del coro della Cappella del Duomo, i due camerieri dell'Arcivescovo e il Canonico cantore (o il decano oppure il Vescovo ausiliario) col piviale violaceo portante sotto il baldacchino (anch'esso di colore violaceo) la reliquia del Legno della Santa Croce, con ai lati gli assistenti (di solito due canonici) entrambi in tonacella violacea. Ai due lati del baldacchino ventiquattro uomini (dodici per lato), con cappa bianca, reggevano ventiquattro fanali accesi; reggevano le aste del baldacchino i nobili confrati dell'Arciconfraternita della Pace e dei Bianchi in abito nero. Immediatamente dietro il baldacchino era l'Arcivescovo e Archimandrita di Messina in cappa di coro violacea con lungo strascico o coda sostenuta dal caudatario, col cappuccio in testa, aventi ai lati il primo consigliere della Arciconfraternita della Pace dei Bianchi ed il rappresentante dell'Arciconfraternita dei Verdi, ambedue in abito nero con torce accese in mano. Concludeva la Processione il Senato (poi Giunta Municipale con a capo il Sindaco), scortato dalla sua corte, composta di mazzieri, trombettieri, donzelli-alabardieri e banditori oltre il cerimoniere ecclesiastico. C'era anche una nutrita rappresentanza delle forze dell'ordine in alta uniforme: prima del 1860 interveniva una compagnia delle Reali Truppe Borboniche, unitamente alla Piana Maggiore in alta uniforme e la rispettiva banda militare. Dopo il 1860 interveniva la Guardia Nazionale come scorta d'onore con una compagnia di militi in "alta e ricca tenuta di panno fino bleu scuro in lunga tunica e dal k‚pi sormontato nel davanti di grosso pennacchio spiovente di penne a colori assortiti", e la banda musicale militare. Questo sino al 1866 allorquando la spada delle leggi eversive e la spinta laicistica dello Stato non resero incompatibile la presenza dei picchetti militari nei cortei religiosi. Da allore il posto dei soldati fu preso dai vigili urbani, carabinieri reali e guardie di pubblica sicurezza. Concludeva la processione la Banda Musicale dell'Ospizio Cappellini, a cui seguiva una moltitudine di popolo. 

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LA PROCESSIONE DELLE BARETTE NEL XX SECOLO

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Anche per le "Varette" il 1908 fu una data nefasta, la cappella presso palazzo Grano, in seguito trasformata nel famoso Oratorio della Pace, crollò, molte Barette andarono distrutte, fra le quali l'Ultima Cena del Mancuso, e la commovente Caduta del Russello. La Confraternita della Pace e dei Bianchi si sciolse e quindi la processione tanto cara ai messinesi non si fece fino al 1922. In quell'anno si ricostituì la Confraternita per volere di Mons. Letterio D'Arrigo che dispose anche della ricostruzione delle statue andate distrutte e, grazie alle cure di un apposito comitato, presieduto dal cav. Diego Musicò, si restaurarono e si rifecero le "Varette" danneggiate dal sisma e dalla susseguente incuria e vennero ospitate presso la chiesa di Sant'Elia. La Processione venne ripristinata nella Pasqua del 1923 e si ripetè anno dopo anno sino al 1940. Il secondo conflitto mondiale anche per le Barette fu un evento disastroso. In seguito ai bombardamenti che colpirono la città dello stretto, la Nobile Arciconfraternita della Pace e dei Bianchi vide danneggiata la chiesa di via XXIV maggio, inaugurata nel '39, voluta da mons. Paino al fine di dare una definitiva sede al secolare sodalizio e ai Simulacri. 

Le Barette, pertanto, furono rimosse e ospitate presso la chiesa del SS. Salvatore, Cattedrale dell'Archimandritato di Messina, retta dai Padri Salesiani, i quali le allogiarono negli attigui cantinati, dove si trovava la grande falegnameria, che ne permise un celere e professionale restauro. Venerdì 30 marzo 1945, ore 15.30, la Processione tanto cara ai messinesi ritorna per le strade della città, partendo dall'istituto percorre via S.Giovanni Bosco, Tommaso Cannizzaro, Porta Imperiale, via Nino Bixio, Viale S.Martino, via Garibaldi, I settembre, piazza Duomo, corso Cavour e per via dei Verdi ritorno alla chiesa. Lo stesso itinerario fu percorso l'anno successivo, che fu anche l'ultimo che vide le Barette ospitate presso i padri salesiani, che ben differentemente vollero disporre dei propri locali. Tale inconveniente causò la soppressione della manifestazione nel '47 e solo l'anno successivo si trovò una nuova provvisoria collocazione per ospitare i fercoli, e fu presso la chiesa di S.Caterina Valverde. Da qui venerdì 26 marzo 1948, ore 17, partì il corteo percorrendo via Garibaldi, via I Settembre, Piazza Duomo, Corso Cavour, Porta Imperiale, via S.Cecilia, viale S.Martino e per via Garibaldi ritorno alla chiesa. 

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Uguale rituale si ripetè nel '49, ma già i lavori di restauro della chiesa intitolata a "Nostra Signora del SS.Rosario della Pace e dei Bianchi" di via XXIV maggio erano quasi completati. Fu addirittura riutilizzato l'antico portale del Palazzo Balsamo, poi Grano, che tutt'oggi resiste all'usura dei tempi. Venerdì 7 aprile 1950 finalmente le Barette partono dal loro più tradizionale luogo di conservazione, percorrono via S.Agostino, via Garibaldi, viale S.Martino, via Nino Bixio, Porta Imperiale, Corso Cavour, Oratorio S.Francesco e ritorno in via XXIV maggio. Da lì in avanti la Processione si svolse in forma ancora più solenne e composta, sfilando anno dopo anno fra due ali di folla sempre più numerosa e interessata, che rendeva l'avvenimento più suggestivo e commovente. Tra silenzio accorato, interrotto da mesti suoni di marce funebri e canti liturgici, erano presenti rappresentanze di tutti gli ordini religiosi e monastici presenti a Messina, dalle associazione cattoliche, dai pii istituti, seminario arcivescovile, clero e dai canonici del capitolo metropolitano, con cappa e mitra. Tale definitivo rilancio si pot‚ ottenere grazie alla ferma volontà e all'entusiasmo del Marchese Gregorio del Granatello, Rettore dell'Arciconfraternita, che ne curò sempre in prima persona l'organizzazione, riuscendo con proprie iniziative, a sensibilizzare i messinesi a tal punto da vedere realizzate nuove Immagini, a completare armonicamente, con le già esistenti, la rappresentazione della Passione di Gesù. Cosi' nel '50 si ebbero il Crocifisso e l'Addolorata, donati rispettivamente dalle famiglie Sensi e Velardo. Nel '56 la Veronica e il nuovo "Orto del Getsemani", che sostituiva quello ormai decadente in cartapesta, entrambi opere donate dalla Baronessa Musolino La Valle. Nel '59 Gesù aiutato dal Cireneo, donata dalla Mutua dei Barbieri di Messina. Tutte le moderne opere furono commissionate alla ditta Luigi Santifeller di Ortisei e realizzate il legno massiccio. Non a questo si riduceva la sensibilità e l'amore dei messinesi per questo magnifico evento. L'addobbo dei gruppi statuari annualmente era offerto dai fioristi della città, da citare, in particolare, le prestazioni encomiate della ditta Mantineo. Tutto si combinava quasi miracolosamente, tanto che si riusci', per vari anni, a devolvere il raccolto dell'elemosine a favore delle piccole Suore di Gazzi, allo scopo di alleviare le sofferenze dei ricoverati dell'ospizio. Le difficoltà passate appartenevano ormai alla storia di questo secolare avvenimento. Purtroppo alla fine degli anni '60, la Nobile Arciconfraternita vide assottigliarsi sempre più le proprie fila, molti confrati anziani erano deceduti e mai sostituiti. Nel tentativo di salvaguardare il mantenimento della Processione, si ricorse alla richiesta di unione con un'altra illustre e nobile Arciconfraternita della città, ossia la "S.Basilio degli Azzurri". 

Con i verbali rispettivamente del 3 marzo 1969 e 8 marzo 1969 si approvò la delibera in oggetto e presentata presso la Curia Arcivescovile. Solo il 3 giugno 1971, Mons. Francesco Fasola, Arcivescovo della diocesi, decretò l'unione, denominandola "Nobili Arciconfraternite Riunite di S.Basilio degli Azzurri e della Pace dei Bianchi", con la riserva di conservare invariata la loro personalità giuridica, lasciandone i patrimoni distinti e separati.

La "S.Basilio degli Azzurri" era sorta in Messina nel 1542 fondata da nobili messinesi. Sin dalla sua apparizione si occupò di opere religiose e di pietà. Il suo principale scopo fu quello di assistere i condannati a morte. Nel 1543 fondò un Monastero per il ricovero di donne traviate, decise a cambiare vita. Nel 1581 eresse il monumentale Monte di Pietà, recentemente restaurato. Nel 1635 fondò un altro monastero per l'educazione di fanciulle povere dal titolo: "Le Stimmate di S.Francesco".

L'illustre connubio, però, non si rivelò soluzione efficace. Il nascente sodalizio incontrò problemi di carattere organizzativo e finanziario che misero a repentaglio il mantenimento della processione. A tali precarie circostanze reagirono unanimemente i Battitori. Questi non sono altro che gli eredi degli originari custodi delle Barette, con le mansioni di reclutare il personale per il trasporto dei fercoli, guidandoli in processione. Anche la loro è una tradizione antica e radicata, tramandata da padre in figlio, a testimonianza di una fede genuina che caratterizza il culto e la devozione di queste famiglie.

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Il 15 gennaio 1981 i Battitori si costituiscono in Comitato. Si danno uno statuto, con l'impegno e l'onore di garantire il mantenimento della secolare processione delle Barette. Il loro intervento si rivela prodigioso: vengono in poco tempo restaurati i gruppi statuari lesionati dall'incuria. Si riaprono le porte della chiesa di via XXIV maggio durante la Settimana Santa, al fine di avvicinare sempre più i messinesi al culto della Passione di Gesù, consentendo di vegliare sino a tarda notte i Simulacri. Ha operato al fine di ridare un costume più solenne e religioso all'avvenimento, nell'intento di debellare quegli usi impropri divenuti tradizione, radicati in alcune frange di "adepti" che tendevano ad amplificare più l'aspetto folcloristico che quello puramente sacro dell'evento, equivocandone, seppur inconsciamente, i contenuti. Cosi', portando di anno in anno piccole ma significative modifiche, si è arrivati, nell'aprile '93, ad avere una Processione che molto si accostava a quelle solenni e composte del recente passato.

Si ristudiò l'antico cerimoniale e si invitarono a partecipare nuovamente tutte le confraternite e gli ordini religiosi della città. Aprirono il corteo i tamburini seguiti da una rappresentanza di "Babbaluci", conosciuti come fedeli incappucciati penitenti, travestiti per la mortificazione della propria identità, e che reggevano una Croce astata processionale. Seguivano le undici Barette, con alternativamente ad esse interposte nove bande musicali della città e delle località limitrofe. Dietro il Sepolcro venivano le Confraternite, alcune delle quali sfilavano con saio penitenziale e incappucciati, altre in alta uniforme cerimoniale. L'ultima sezione era composta dal Seminario Arcivescovile che reggeva la Croce Processionale Capitolare, di seguito l'Arcivescovo e Archimandrita di Messina, accompagnato da due assistenti, dietro il baldacchino retto dai confrati delle Nobili Arciconfraternite riunite di S.Basilio degli Azzurri e della Pace e dei Bianchi, in esso era il delegato arcivescovile a portare l'Ostensorio con la reliquia del Legno della Santa Croce. Il ritorno all'antico ha reso più suggestiva e composta la Processione che si è allungata lungo le principali vie della città, sfilando alla luce di centinaia torce a vento.

Subito dopo le festività della Pasqua il Comitato ha presentato presso la Curia Arcivescovile una domanda al fine di fondare o una Confraternita nella quale riconoscersi e finalizzare ancor più chiaramente il proprio servizio. Da questo, è stata invitata a partecipare ufficialmente alla solenne Processione della Santa Padrona, S.Maria della Lettera, sfilando in processione il 3 giugno insieme agli altri sodalizi della città. Ha volontariamente trasportato in Processione il famoso e caratteristico "Vascelluzzo" nella ricorrenza della festività del Corpus Domini. Ha infine partecipato con invito alla Processione del 29 agosto in onore alla Madonna del Buon Viaggio.

A tale culto e devozione ha risposto, il 26 ottobre 1993, la venerabile Curia di Messina, con decreto di S. E. l'Arcivescovo di Messina, Mons. Ignazio Cannavò, che sanciva la ricostituzione di una antica Confraternita sotto il nobile e meraviglioso titolo del "SS.Crocifisso il Ritrovato".

Questa era stata fondata in città nell'anno 1751, con sede presso la chiesa di S.Nicolò la Montagna e successivamente, dopo il terremoto del 1783, su perpetua concessione di Mons. Ciafaglione, Arcivescovo di Messina, presso la chiesa del SS.Crocifisso il Ritrovato nel quartiere del Tirone.

La Confraternita, che aveva lo scopo primario di tenere viva e diffondere la devozione ai dolori della Passione di Cristo e che era sopravvissuta ai vari eventi funesti che avevano travagliato la vita della città, rimase travolta, assieme alla propria chiesa, dagli eventi bellici del 1943, che distrussero totalmente la chiesa e dispersero i confrati superstiti.

Così, a distanza di cinquant'anni, ad iniziativa dei componenti il "Comitato dei Battitori" il sodalizio viene nuovamente ricostituito, secondo le norme di diritto canonico, nell'intento e con lo scopo di riprendere e rivitalizzare le finalità che le erano proprie, e di riproporre alla comunità dei fedeli un rinnovato impegno di devozione e di culto verso i misteri della Passione del Signore.

Al gruppo originario dei soci fondatori si sono aggregati numerosi fedeli, che hanno inteso identificarsi e sposare le finalità associative del sodalizio. Ad essa è stato riconosciuto il privilegio e l'onore di promuovere ed organizzare anche iniziative ed attività religiose e culturali, primissima fra tutte, come già menzionato, l'annuale processione delle Barette.

Il giorno 1 aprile 1994 , venerdì santo, la Confraternita del SS. Crocifisso, per la prima volta nella storia di questo secolare avvenimento, ha organizzato la processione, indirizzando il proprio impegno verso la riscoperta dei valori più veri e significativi di questa solennissima tradizione.

La processione, che si è allungata per le vie principali della città, secondo il divenuto abituale percorso, è risultata ai più suggestiva, espressione di fede e simbolica, solenne rappresentazione della cultura e delle tradizioni della nostra Città.

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