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ULTIMA CENA

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L'apparizione della rappresentazione dell'Ultima Cena la si ebbe nel 1846, allorquando Matteo Mancuso, famoso artigiano messinese della cartapesta, ultimò l'opera commissionatagli. Per la sua bellezza e maestosità l'Arciconfraternita della Pace e dei Bianchi volle ricompensare l'artista con una somma superiore a quella pattuita. 

L'opera fu considerata leonardesca, in quanto si accostava allo stile del più famoso maestro.

Purtroppo questa magnifica rappresentazione andò distrutta nel terremoto del 1908, ma alcuni anni dopo, esattamente nel 1916, si formò un comitato, presieduto dal cav.Diego Musicò Ferro, che ebbe quale fine il rifacimento delle Barette andate distrutte. E si cominciò proprio con l'Ultima Cena, in quanto, nel ricordo della precedente, non si voleva rendere orfana la Processione di un esemplare tanto suggestivo e attrattivo. 

Così la si commissionò ad artigiani pugliesi e all'artista messinese Giovanni Scarfì. 

La base del fercolo fu offerta dal signor Francesco Mollica. Questa opera, a causa della vetustà, è stata più volte restaurata. 

Come l'antica, di cui ripete forma e stile, anche questa è da ritenere tra le più artisticamente valide. Interessanti dal lato espressivo sono i visi di Giuda Iscariota e di Gesù , ma tutto l'insieme statuario appare armonioso.

La tovaglia che copre il grande tavolo, ricamata e donata dai fedeli, viene stesa dal battitore che la ha in cura, sig.Di Bernardo Antonino fu Luigi, solo nel periodo del Giovedì e Venerdì Santo e viene corredata con tredici pani di farina di frumento che a fine processione vengono distribuiti agli infermi e ai bisognosi. Al suo trasporto provvedono 24 portatori.

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LA POESIA DI MARIA COSTA

FOTO DI GRUPPO CON PORTATORI E BATTITORE

ULTIMA CENA


Erunu tridici a cunvegnu

a parrari e a scutari

e du Giuda ‘Scariota

si vinniu pi trenta dinari.

 

Cu nu baciu ‘ngannaturi

‘u tradiu sdepruvatu

a Gesù senza piccatu

e lu biecu s’impiccò

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